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    L'arte di essere fragili Alessandro D'Avenia

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    Ciò che inferno non è Alessandro D'Avenia

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    La paranza dei bambini Roberto Saviano

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    Dopo di te Jojo Moyes

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    La paranza dei bambini Roberto Saviano

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    Il labirinto degli spiriti Carlos Ruiz Zafón

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    Caffe amaro Simonetta Agnello Hornby

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    Gli occhi della Gioconda Alberto Angela

  10. 10

    Arte e archeologia del mondo romano di Mario Torelli, Mauro Menichetti, Gian Luca Grassigli

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Espiazione - Ian McEwan

Briony Tallis ha tredici anni in quell’estate del 1935 che segnerà non solo la sua vita ma anche quella delle persone care che ha intorno. E’ appena adolescente, eppure lo sa: il suo destino è scrivere. Appartenente ad un alto ceto sociale, giovane, immatura, dalla fervida immaginazione non ha alcuna remora, non ha alcun indugio nel porre in essere serie e gravi accuse nei confronti di Robbie Turner, figlio della governante, reo di essere un ottimo studente desideroso di conseguire una seconda laurea in medicina nonché di amare Cecilia, la sorella maggiore dell’accusatrice. Ed è così che, quella calda ed apparentemente innocua giornata, si tramuta in un incubo, in un giorno funesto che cambierà inesorabilmente le sorti dei protagonisti di McEwan. Da quella sera infatti, Cee interromperà ogni rapporto con la famiglia divenendo infermiera, Robbie, seppur innocente, sarà condannato ed incarcerato – per poi ottenere uno sconto di pena con l’arruolamento al fronte – e Briony toccherà con mano quelle che sono le conseguenze delle proprie azioni. Di fronte alle sue dichiarazioni, nessuno si è interrogato sulla reità delle medesime, alcuno si è preso la briga di sentire anche la vittima o semplicemente di cercare un altro colpevole. E perché, d’altra parte, sottoporsi ad un tale disturbo quando una capro espiatorio era già stato offerto su un piatto d’argento? Quella bontà che per anni si era palesata non era altro che una parvenza di buone intenzioni, non era altro che un mix di falsità e generosità di circostanza. E’ bastata infatti una semplice ed infondata insinuazione a far si che, senza appello, l’individuo fosse macchiato del crimine abietto ed ogni muro fosse innalzato nei suoi confronti.
Divisa in più parti, l’opera dell’inglese classe 1948, ruota interamente sui sensi di colpa analizzati e vissuti da molteplici prospettive. Lo scritto, infatti, si divide in quattro parti; una prima incentrata su una sola giornata – quella del misfatto – ed espressa dalla tredicenne, una seconda avente quale io narrante Robbie, il suo senso di colpa, la sua abnegazione, il suo mutamento, la sua delusione, il profondo senso di morte e distruzione che lo circonda in guerra, una terza che rivede quale riferente una minore dei Tallis, quasi diciottenne, attanagliata dalla coscienza dell’errore eppure incapace di fare qualcosa nel concreto («Briony era tranquilla, mentre rifletteva su ciò che doveva fare. [..] Sapeva che cosa ci si aspettava da lei. Non soltanto una lettera, ma una seconda stesura, un’espiazione. Ed era pronta a incominciare» p. 357). Infine, in una simbolica quarta parte, che potrebbe considerarsi un epilogo, le considerazioni di un’ormai settantasettenne Briony, concludono il messaggio di McEwan facendo riflettere il lettore, portandolo alla consapevolezza di quell’espiazione tanto richiesta, bramata, desiderata, eppure impossibile da realizzare.
Stilisticamente parlando l’opera è avvalorata da un linguaggio ricco, erudito, e, se vogliamo essere puntigliosi, nelle descrizioni dei luoghi persino troppo prolisso. La prima parte, 194 pagine, in particolare, seppur costituisca una perfetta fotografia della società del tempo, poteva essere sintetizzata, onde garantirne un maggiore scorrimento. Eppure, pagina dopo pagina, se ne comprende l’essenzialità. Ogni parola è un tassello atto a ricomporre un puzzle, mirante a ricostruire la psiche di ciascun protagonista così da renderlo palpabile, concreto, tangibile, reale. E seppur quindi la prima sezione si dimostri essere più lenta, dalla seconda, “Espiazione” prende campo con tutta la sua forza dilaniante, scuotendo chi legge, arrivando nel profondo. Il tutto è avvalorato da un’impostazione analitica che può risultare fredda, apatica e dal giocare continuamente sui fraintendimenti, sulle leggerezze e sulle conseguenze che “cose poco pensate” possono provocare. Geniale l’idea della del libro nel libro, interessanti le considerazioni e autocritiche dello scrittore. Sin dalle prime battute è infatti identificabile in Briony la figura di McEwan talché le valutazioni sulla forza ed impotenza, al tempo stesso, della scrittura, dell’io pensante che inforca una penna e/o si accinge a trasportarsi innanzi ad una macchina per scrivere più o meno evoluta, risultano essere esaustivi moti di coscienza.
Personalmente ho ritenuto la parte relativa al fronte di Robbie e quella finale di autocritica di un’adulta Briony, gemme di rara bellezza nonché reale fulcro dell’elaborato. E’ in queste, di fatto, che sono intrisi la morale ed il messaggio dell’autore.

«Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. E’ la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo.» p. 380

Il cuore selvatico del ginepro - Vanessa Roggeri

Iannetta ha una sola colpa, quella di essere una coga. Sin dalla sua nascita in quel di Baghintos il 31 ottobre 1880 il marchio l’ha segnata e relegata in una condizione di disprezzo, di isolamento e violenza gratuita, non solo da parte delle sorelle, dei genitori e dei familiari, ma anche dei compaesani medesimi. La sua presenza è mal vista, ella è sinonimo di malasorte, di malvagità e pertanto va allontanata, se non addirittura uccisa. Questo è un atto necessario: il sacrificio di una vita per la sopravvivenza di quella degli altri. Indispensabile è agire prima che la coga si nutra del sangue umano, prima che la strega possa cibarsi del nettare pulsante dei neonati.
La giovane non è altro che una reietta, un’anima abbandonata a se stessa. Soltanto Lucia, la primogenita delle sorelle Zara, percepisce che in lei c’è ben altro, che forse la superstizione popolare ha avuto la meglio sulla ragione condannando una bambina alla fame, alla malattia, alla povertà.

«Era talmente radicata in lei l’abitudine ad essere odiata e scacciata da tutti che persino avvicinare un animale morto sembrava più sicuro rispetto a uno vivo. Le cose morte non protestavano e nemmeno bestemmiavano augurandole il male. In questo modo tutto suo Iannetta riusciva a sentirsi un po’ meno sola» p. 76

Ed infatti, mentre le altre sorelle sono fomentate dalla credenza, Lucia instaura con Iannetta un rapporto basato su gesti, sguardi, silenzi, parole non dette, un legame che riuscirà ad andare oltre le apparenze e che le permetterà, seppur dopo un piccolo periodo di vacillamento, di salvare la minore da sorte avversa riuscendo anche a concederle una parvenza di quella vita che tutti si assurgevano il diritto di toglierle. In una particolare fase della sua crescita, anche quest’ultima sarà colta dal dubbio, dalla paura, ma grazie a Giuseppe – colui che poiché venuto da fuori non può capire talché è bene che lasci le cose di Baghintos a Baghintos – e al raziocinio, si staccherà da quel contesto abietto che la circonda agendo in bene.
Un romanzo intriso di malinconia, un elaborato che pagina dopo pagina colpisce il lettore battendo su quelle che sono le leggende, i retaggi culturali, l’ignoranza. E’ un libro che, avvalorato da uno stile semplice e scorrevole, è capace di suscitare in chi legge sentimenti contrastanti che si attraggono e respingono come Lucia e Iannetta.

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