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L'isola delle anime
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Pulixi, Piergiorgio

L'isola delle anime

Milano : Rizzoli, 2019

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Maria Darida
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«Non appena aveva messo piede in quella terra ancestrale, circondata dal mare, il canto del male si era però attenuato, come se la natura stessa se ne fosse fatta carico per lei soffocando la propria melodia.»

Purtroppo non tutti i crimini riescono a trovare una loro soluzione. Al contrario. Ci sono casi, e non sono pochi, che per una ragione o per un’altra, restano privi di colpevole e finiscono con il diventare dei veri e propri cold case. Inchieste che non trovano soluzione, che lasciano le persone care senza un perché, che mettono a dura prova i migliori detective del settore che per quante indagini facciano, non trovano minimamente soluzione a quell’enigma che li ha accompagnati. Tuttavia, alcuni casi, possono anche diventare un’ossessione e questo lo scopriranno molto bene, e anche troppo presto, le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce. Quasi per caso indagano su misteriosi omicidi di giovani donne e rimasti irrisolti. Ma se quei casi non fossero poi così relegati al passato? Se in realtà quei casi fossero presente? Se fossero tornati a essere vivi? Se il killer fosse tornato a mietere vittime? Se non avesse mai smesso?
L’una milanese, l’altra cagliaritana, arrivano per strade diverse alla sezione “delitti insoluti” della questura di Cagliari. Entrambe si portano dietro un dolore da elaborare e da espiare, entrambe devono maturarlo e farlo proprio. Ma Eva e Mara sono chiamate, in quella Sardegna evocativa e profonda, a investigare sulla morte di Dolores Murgia, donna brutalmente e barbaramente uccisa che viene ritrovata in un sito nuragico. Il crimine è legato al culto della Dea Madre e questo introduce per il lettore un binario parallelo che rimanda a leggenda, tradizione, mito. Accanto alle figure femminili vi è l’ispettore capo Moreno Barrali, in pensione. Due gli omicidi irrisolti che si porta dietro come una spada di Damocle e che ne rappresentano la più grande ossessione.

«Il male non sanato genera altro male, in una spirale infinita.»

A una trama studiata e cadenzata si somma uno stile narrativo caratterizzato da un alternarsi di voci narranti che si snodano tra miti e leggende che ben si coniugano con quello che è il noir e il crimine da risolvere. Un binario parallelo interessante anche se alle volte tende ad essere eccessivo per il lettore tanto da far perdere, in parte, di interesse e pathos.
Il risultato è quello di un thriller elegante, abbastanza solido che sa omaggiare la terra d’origine dello scrittore stesso. I personaggi sono a loro volta ben delineati e credibili per chi legge che non fatica a lasciarsi trasportare. L’attenzione è rivolta in particolare anche a quel che riguarda la scelta stilistica del gergo dialettale, mai volgare ma sempre molto ricercato. Ampio spazio è lasciato alla sociologia e all’antropologia di questa terra che spesso oscilla tra presente e passato. Forse non originalissima la trama e presenti i dovuti cliché, ma nel complesso è uno scritto godibile per gli amanti del genere.

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